Avere un Lavoro
Avere un Lavoro

Nell'universo del avere un lavoro sommerso un lavoratore su due è donna, impegnata nel settore dei servizi, con un titolo di studio medio alto, che vive principalmente al Nord del Belpaese. Nel complesso sono un milione e 352mila le donne che lavorano in nero e rappresentano il 47,4% dell'occupazione irregolare. In Italia c'è una domanda strutturale e permanente di lavoro sommerso che rappresenta per le donne una sorta di "trappola del sommerso", nella quale è forte il rischio di restare invischiate. Il dato emerge dallo studio realizzato dall'Isfol dedicato a «Le donne nel avere un lavoro sommerso», presentato a Roma dal presidente dell'Isfol Sergio Trevisanato. Le donne rappresentano il 57% dell'occupazione irregolare del settore dei servizi (un milione 147mila). Molto inferiore la quota di donne sommerse nell'industria (85mila) e nell'agricoltura (120mila).
Dalla ricerca emerge, insomma, che spesso il titolo di studio non costituisce uno strumento di salvaguardia rispetto all'accettazione di un avere un lavoro in nero. Significativo il dato presentato: il 36% delle donne nel sommerso ha un diploma di scuola media superiore, il 13% ha nel casetto una laurea, l'8% una qualifica professionale. Il 31% ha la licenza media e solo il 6% quella elementare. Esattamente come per il lavoro regolare, poi, l'ingresso nel sommerso avviene nel 65% dei casi in modo informale, tramite relazioni personali e amicali. E non manca la rassegnazione, visto che le lavoratrici in nero considerano la loro condizione difficilmente mutabile. Spesso c'è alla base una necessità di continuità di reddito che il avere un lavoro in nero garantisce e una scarsa fiducia nelle proprie capacità.
Paradossalmente, poi, avere un lavoro irregolare assume un carattere di stabilità, di sicurezza e di continuità nel tempo rispetto a un lavoro regolare: per molte, il 67% delle intervistate, il lavoro sommerso non sembra, infatti, avere natura occasionale o essere di breve durata. Più per le straniere che per le italiane, visto che sono impegnate per lo più come colf e badanti con prospettive di maggior stabilità rispetto alle italiane impegnate in altre attività. In generale il 50% del campione di mille donne intervistate, che attraversa il Belpaese da Nord a Sud, dichiara di avere un lavoro sommerso o irregolare da più di un anno, il 17% da un anno, il 16% da sei mesi.
L'indagine ha anche stilato tre profili di donne impegnate nel avere un lavoro irregolare: ci sono giovani donne al termine del percorso di studi, alle quali un lavoro sommerso consente l'autonomia dalla famiglia d'origine sotto il profilo economico. Il avere un lavoro irregolare da queste donne viene percepito come transitorio e considerato uno strumento per farsi le ossa nel mondo del lavoro. L'irregolarità del lavoro, però, si può trasformare per loro in permanente in caso di scarsa domanda di avere un lavoro e di un tasso di disoccupazione elevato.
Ci sono, poi, donne nell'età centrale della vita, con famiglia e figli in età scolare: per molte il avere un lavoro irregolare si trasforma nell'unica fonte di reddito del nucleo familiare. L'assenza di contratto per queste donne, spiega la ricerca, si trasforma in una maggiore libertà di gestione degli impegni familiari nel doppio ruolo femminile. Sono donne spesso impegnate nei servizi familiari per le quali la flessibilità e il clima familiare di avere un lavoro rende gratificante il lavoro.
Il terzo identikit è dedicato alle donne mature, al termine della vita attiva, sposate, con figli e un basso titolo di studio. Si tratta spesso di donne che sono state espulse dal mondo del avere un lavoro, che hanno perso il reddito del compagno o del marito, che hanno deciso di lavorare fuori casa dopo anni di lavoro domestico, che rientrano nel mercato del avere un lavoro dopo la maternità e la crescita dei figli, che hanno alle spalle un lungo precariato, che sono a un passo dalla pensione, oppure immigrate senza permesso di soggiorno. La mancanza di altri redditi familiari e di un titolo di studio spendibile nel mercato del avere un lavoro regolare, la necessità di un orario flessibile le spinge verso la ricerca di un lavoro irregolare. Per poche è una scelta volontaria, per molte è un'occasione di riprendere un ruolo attivo nel mondo del lavoro.
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